venerdì 24 agosto 2012

Un estratto da "Cages" di Dave McKean

"Neanche un cazzo di barlume!

Non avete un cazzo di barlume d'immaginazione! E quando vedete in qualcun altro uno sprazzo di vita, una scintilla di passione...

...lo sai... mi fa infuriare il modo in cui l'avete trattata.

Stava finalmente cominciando a pensare con la sua testa.

Aveva finalmente imparato ad apprezzare la vita, libera dai sensi di colpa. Mio Dio, che bel lavoro avete fatto con lei, e osate definirvi una 'famiglia'.

Di cos'è che avete paura?

Tanta pia infelicità in nome di un Dio folle.

Siete tutti pazzi!

Portate avanti continue e sanguinose guerre contro chiunque non condivida la vostra paura di vivere, trovate oscenità occulte in ogni parola onesta, mentre cercate di soffocare i vostri stessi osceni desideri con assordanti preghiere.

Beh, continuate pure.

Tornate alla vostra isterica chiesa, copritevi la testa con un sacco, legatevi e imbavagliatevi a vicenda.

Mettetevi una molletta sul cazzo e un tappo in culo e offrite la vostra purezza al Dio demente che vi siete inventati.

Ma, mentre vi palpate l'un l'altro, virtuosamente, nella galleria della chiesa, ricordatevi che io so.

I vostri piccoli sporchi segreti potrete nasconderli a Lui, non a me.

Mio Dio, se il vostro prezioso messia cadesse sulla terra domani, il povero stronzo si taglierebbe i polsi piuttosto che permettervi di mutilare il suo cuore o infettare la sua mente o... succhiargli la linfa vitale come avete fatto con vostra sorella..."


Un monologo incisivo e appassionato, a mio parere. Ma non si tratta di un semplice sproloquio scritto da un ateo per gli atei.

Più volte, nel corso della storia, si fa riferimento a differenti stati di coscienza, a un diverso "sentire" che comprende anche l'aldilà: ad un certo punto un personaggio muore, e si ritrova a visitare una sequela di Paradisi che si distinguono gli uni dagli altri per piccolissimi particolari. Rifiutandoli tutti.

Il primo è abitato da anime decerebrate, talmente perse nella contemplazione dell'Altissimo da scordare la propria identità. Il secondo è materialista, pretende di spiegare il mistero della morte. Il terzo è troppo sicuro di sé, si crede l'unico in circolazione.

E ancora: c'è una donna che ha un Dio personale. Il quale afferma: "Sono un prodotto del suo inconscio, e da esso vengo influenzato. Ma siccome esisto, in qualche modo, anch'io posso influenzare lei" (a grandi linee)

Ultimamente sto leggendo libri che trattano la rinascita del Paganesimo, e l'unica cosa che i numerosissimi credo che lo compongono hanno in comune, è il rispetto per la diversità delle religioni. Una questione su cui riflettere.

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